Attesa


La scogliera è ripida, a strapiombo sul mare, con una ringhiera che protegge dal burrone.

Di fronte c'è una panchina di legno dipinta di bianco, e un albero di pesco con i fiori già un pochino aperti; è la primavera che si sta annunciando.
Sono quasi le 4 di mattina, ma la notte è ancora padrona. L'erba, sotto i piedi scalzi della donna, è umida di rugiada, la sensazione è piacevole al tatto.
Si avvicina lentamente, ma non per timore, conosce molto bene il luogo, ma per assaporare a pieni polmoni i profumi della notte: l'albero di pesco, l'odore del mare che sale dal basso e dell'erba umida; è quello che chiama l'odore prima dell'alba, e che l'accompagna fin da bambina, quando con suo padre si sedevano sulla panchina e parlavamo di tutto e di niente.

Quando è in questo luogo, fa pace con se stessa e con tutte le sue angosce; qui si ritrovo.
Si siede, e raccoglie le gambe per proteggersii dal fresco della notte e dalla leggera brezza che si è alzata.
La notte è così limpida che si possono contare una ad una le stelle; alza lo sguardo e mentalmente incomincia a ripassare le costellazioni, come il gioco che faceva da bambina sotto lo sguardo amorevole di suo padre: l'orsa maggiore, l'orsa minore...
Poi volge lo sguardo verso l'orizzonte ad aspettare il primo raggio del sole.

Alle sue spalle si sente sbattere la porta lasciata aperta e all'unisono risponde l'imposta di una finestra, sembra che anche la casa voglia salutare il nuovo giorno.
Si abbraccia le gambe e aspetta. Il vento le muove i lunghi capelli biondi e sembra quasi una carezza, la risacca del mare accompagna i suoi pensieri. Poi all'improvviso una luce all'orizzonte, è iniziata l'alba. Lentamente diventa un tripudio di colori, le stelle pian piano si spengono e si accende il sole. Attorno a lei si compongono i colori, come se una mano gigantesca di un pittore stesse dipingendo una tela: il verde dell'erba, il colore scuro della corteccia dell'albero, i fiori chiari, la pelle rosa...
Il bacio del sole le riscalda il viso e sente meno freddo.

La vita si sta risvegliando, i gabbiani salutano il nuovo giorno volando alti come una danza, liberi e senza confini.
Il sole, ora, è padrone del giorno. Un sospiro le sale dal petto, si sente rinata come la natura attorno a lei. Distendo le gambe, le muove un po' come fanno i bambini, e lascia che l'erba le accarezzi i piedi. Si rialza, e con calma ritorna verso la casa che la aspetta come le braccia accoglienti di un amante.
Un nuovo giorno è iniziato.

Giovedì 5 giugno 2008

tornasu
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