Tipi di marchi tessili

I marchi sono simboli che certificano la purezza dei tessuti fatti con un certo tipo di filati.

Molti stati, specialmente dopo la seconda guerra mondiale, hanno emanato leggi che tutelano questi marchi, tra cui Stati Uniti, Canada, Portogallo, Francia, Germania, Belgio, Grecia, Egitto, Giappone, Nuova Zelanda, Australia, Sud Africa; in Italia solo la seta aveva una legge emanata nel 1931, ma dal 1973 ha esteso la legislatura anche a tutte le altre fibre tessili.

I marchi hanno, in generale, due finalità: la prima è pubblicitaria come i vari marchi delle aziente produttrici; la seconda è invece la garanzia del prodotto, che è quella che interessa a noi.

La seta

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marchio seta
Simbolo attuale della seta pura
La seta è una fibra proteica di un animale con la quale si possono ottenere tessuti tendenzialmente pregiati.
La seta viene prodotta da alcuni insetti dell'ordine dei lepidotteri oppure dai ragni.
La seta utilizzata per realizzare tessuti si ottiene dal bozzolo prodotto da bachi da seta, nella maggior parte appartenenti alla specie Bombyx mori. A volte vengono utilizzate anche alcune specie della famiglia Saturniidae.

Il simbolo è costituito da un baco da seta adagiato, a forma di S, su una foglia di gelso che è il suo naturale nutrimento

L'italia è stata per molti secoli fino al XX, l'importatore più importante d'Europa e il quarto mondiale, dopo la Cina, Giappone e India, sia per la bachicoltura che per il serificio. Al momento attuale, purtroppo non siamo più competitivi e l'Ente Nazionale Serico compie diversi sforzi per risollevarne le sorti.

La seta ha subito un duro colpo con l'avvento e la concorrenza delle fibre artificiali - raion vari - e sintetiche: nailon, lilion, orlon, terital, leacril ecc... Per questo l'Ente decise, a suo tempo, di creare un marchio a protezione della seta naturale, sostenuto dal Regio decreto del 1931.

L'uso del nome "seta" e i termini che ne derivano, si trovano scritti ne: "Disciplina sull'uso del nome seta" legge 18 giugno 1931, N. 923

Nel Regio decreto del 1 maggio 1932, N. 125: "Regolamento", veniva anche vietato l'uso del termine "seta" e dei suoi derivati, anche per gli stati esteri; in pratica era un'esclusiva dell'Italia usare il nome "seta".

Una ulteriore modifica venne apportata con Regio Decreto 24 novembre 1932, N. 1578, dove veniva modificato il nome di "seta artificiale" in fibre artificiali (raion e simili), costituendo una categoria separata dalla seta.

Le stesse modifiche vennero apportate con D.M. 24 ottobre 1933 alle "condizioni e tariffe per trasporti delle cose sulle ferrovie dell Stato".

La lana

pura lana
Marchio pura lana vergine
misto lana
Marchio misto lana
La lana è una fibra tessile naturale che si ottiene dal vello di ovini (pecore e di alcuni tipi di capre), conigli, camelidi (cammelli) e alcuni tipi di lama. Essa si ottiene attraverso l'operazione di tosatura, ovvero taglio del pelo, che per le pecore, avviene in primavera. La lana che si viene ad ottenere viene definita lana vergine.
Un altro metodo per ricavare la lana è quello di recuperarla dopo la macellazione della pecora stessa. La lana che si ricava si chiama lana di concia.
L'industria inoltre riutilizza la lana ricavata dagli scarti di produzione; si parla in questo caso di lana rigenerata, e il procedimento è detto ciclo rigenerato.

In passato lo stemma delle corporazioni di mercanti di lana aveva una pecora, circondata da foglie di Quercia (araldica) e altre piante.

Il più conosciuto e internazionale.

Lanciato nel 1963. Promosso e voluto dal Segretariato Internazionale della Lana (International Wool Secretariat = IWS)

Questo organismo ragruppa più di 200.000 produttori di lana di: Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa, che sono i paesi della massima produzione mondiale.

Il marchio ha lo scopo sia di valorizzare la lana a salvaguardia di eventuali sofisticazioni, e, al contempo, dare al consumatore la massima garanzia di qualità e genuinità.

Il marchio è depositato in quasi tutti i paesi del mondo ed è controllato da appositi uffici tecnici in circa 30 paesi tra cui l'Italia.

Il marchio oltre a garantire la purezza della lana, garantisce anche il "carico di rottura" cioè la robustezza del tessuto; la "solidità dei colori alla luce e all'acqua" per i tessuti di aguglieria e al "lavaggio" per maglieria lavabile.

Per la marchiatura dei tappeti, viene anche garantito la densità e peso per metro quadrato del pelo alla superficie, e il trattamento antitarmico che li rende inattacabili dalla tarme.

Il lino

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Marchi Commissione Tutela del Lino: Puro Lino e Misto Lino
puro lino
Marchio Master Of Linen
Il lino comune (Linum usitatissimum L., 1753) è una pianta della famiglia delle Linaceae.

Noto fin dai tempi più antichi, il lino è la fibra tessile più antica del mondo: il suo uso infatti risale fino a 8000 anni avanti Cristo.

Ritrovato anche nelle tombe egizie, il lino era il manufatto tessile più comune 6000 anni prima di Cristo; i Fenici, celebri mercanti ed illustri navigatori, acquistavano infatti il lino in Egitto per esportarlo in Irlanda, in Inghilterra e in Bretagna: grazie a questo itinerario, la fibra è; approdata nel continente europeo.

Con il nome Commissione Tutela Lino nasce nei primissimi anni '50 la Commissione Tutela Lino quale diramazione "promozionale" dell' "Associazione Lino-Canapa".

All'inizio del 1980 nasce il Centro Tutela Lino.

Con l'incorporazione dell'Associazione Lino-Canapa all'interno dell'Associazione Cotoniera (diventata Associazione Cotoniera Liniera e delle Fibre Affini e attualmente Associazione Tessile Italiana) il Centro Tutela Lino si trasforma, nel 1993 in Consorzio promozionale prodotti di lino, per promuovere la vendita dei manufatti di lino in esportazione e già allora garantito da un marchio di qualità (il famoso scudetto, che poi è stato modificato nel corso degli anni) entrando a far parte di ASCONTEX, l'Associazione dei consorzi tessili.

Con il nuovo millennio, il Consorzio, spinto da un forte impulso di promozione del know-how, della qualità e delle performances che caratterizzano i manufatti linieri prodotti dai soci italiani, ha deciso di cambiare nome. Si chiama ora CENTRO LINO ITALIANO: non solo lino europeo, non solo lino Masters of Linen, ma anche e soprattutto lino rigorosamente italiano…

Il Centro, istituito allo scopo di gestire azioni promozionali e di tutela della qualità dei tessuti di puro e misto lino, è depositario per l'Italia del marchio di qualità MASTERS OF LINEN.



Il cotone

marchio cotone
Marchio cotone 100%
Questo marchio dell'Istituto Internazionale per il Cotone (IIC) non è più in uso, identificava prodotti di cotone di prima qualità e non provenienti da cascami o da cotone recuperato. L'utilizzo di questo marchio, non garantisce più la purezza del prodotto marcato.
La fibra di cotone si ricava dalla bambagia che avvolge i semi delle piante del genere Gossypium.

Il cotone si otteneva in passato mediante lavorazione con strumenti di legno o a mano. Dopo aver preso la capsula del cotone dalla pianta omonima si ricavava un "gomitolo" di filamenti che veniva trattato e lavorato prima di essere inviato alle industrie tessili. Il cotone, il cui termine deriva dall'arabo Katun ovvero "terra di conquista" già presente prima del secondo millennio a.C. in India ed anche in Perù, fu introdotto prima in Sicilia nel IX secolo e poi in tutta l'Europa. Le prime testimonianze dell'esistenza di questa fibra risalgono a cinquemila anni fa e sono state trovate in Pakistan e a Tehaucan in Messico, ma tracce più recenti le abbiamo anche nei geroglifici egiziani e nelle cronache di Erodoto (V secolo a.C.).

Nel IV sec. a.C. Alessandro Magno aveva fatto di Alessandria il più importante centro di smistamento verso l'Europa del cotone indiano di pregiatissima qualità. Con la conquista della Spagna da parte degli Arabi vennero introdotte anche in Europa le tecniche di filatura e tessitura, oltre alla coltivazione del cotone che però si interruppe agli inizi del Seicento a seguito della cacciata dei Mori. A quel punto fu il Portogallo che si prese lo scettro di importatore principale del nobile cotone indiano.

Intanto i secoli passano e in Inghilterra, fra il 1700 e il 1800, inizia la rivoluzione industriale che vede concentrarsi nel Regno Unito la produzione di tessuti e filati. Da qui all'esportazione di tecnologie di coltivazione e di lavorazione verso le Americhe il passo è breve.



La canapa

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Marchi Commissione Tutela del Lino: Puro Lino e Misto Lino
La fibra della canapa è una fibra tessile ottenuta dal floema o libro dei fusti delle piante di Cannabis sativa.

Prima dell'avvento del proibizionismo della cannabis essa era diffusa nel mondo come materia prima per la produzione di carta, essendo una delle piante più produttive in massa vegetale di tutta la zona temperata. Le sue fibre inoltre hanno costituito per migliaia di anni importanti grezzi per la produzione di tessili e corde.
Oggigiorno sono coltivabili legalmente per usi tessili varietà selezionate di cannabis libere da principi psicoattivi.

Per usi tessili ha un'antica tradizione in Italia, dov'era usata per realizzare corde e tessuti resistenti. Legata all'espandersi delle Repubbliche marinare, che l'utilizzavano grandemente per corde e vele delle proprie flotte di guerra. La tradizione di utilizzarla per telerie ad uso domestico è molto antica, le tovaglie di canapa in Romagna decorate con stampi di rame nei due classici colori ruggine e verde sono oggetti di artigianato che continuano ad essere prodotti ancora oggi.
Si calcola che nella sola Emilia-Romagna, nel 1910 vi erano 45.000 ettari di terreno coltivati a canapa, soprattutto nel Ferrarese, mentre il dato complessivo di tutta Italia portava la superficie a 80.000 ettari. Altro importante centro di produzione della canapa nel corso dei secoli è stato Carmagnola, in Piemonte. Fino all'affermarsi delle tecnofibre la canapa era indispensabile per la marina, per le vele e soprattutto le gomene. Carmagnola diventò il centro non solo di coltivazione, ma anche delle fasi di lavorazione e commercio per l'esportazione verso la Liguria e il sud della Francia, in particolare Marsiglia.
La coltivazione andò in crisi per la concorrenza, negli usi meno nobili soprattutto produzione di sacchi, della juta e successivamente del cotone e delle fibre sintetiche.
Nel 1975 quando fu inasprito il divieto della coltivazione della canapa indiana Cannabis indica e nello stesso tempo messe in atto severe normative per la canapa tessile, il settore fu del tutto abbandonato.
In Italia la materia è regolata dal Decreto Legislativo 22 maggio 1999, n. 194, "Attuazione della direttiva 96/74/CE relativa alle denominazioni del settore tessile": canapa fibra proveniente dal libro della canapa (Cannabis sativa) Sigla CA.






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